Valle Camonica, territorio unico!

Questa pagina è dedicata a qualche informazione riguardante i paesi dell’Alta Valle Camonica: cenni storici, indicazioni geografiche, curiosità legate alla tradizione e al territorio!

L’Alta Valle Camonica propriamente detta inizia dal comune di Monno e si estende fino a Ponte di Legno, col Passo del Tonale, al confine con il Trentino.

I paesi dell’Alta Valle sono, nell’ordine, Monno, Incudine, Vezza d’Oglio, Vione, Temù e Ponte di Legno. Tutti fanno parte della Comunità Montana di Valle Camonica e, in particolare, questi sei comuni costituiscono l’Unione dei Comuni dell’Alta Valle Camonica, con sede a Ponte di Legno.

MONNO (Mòn)

Le tracce più antiche legate all’abitazione del territorio di Monno risalgono alla preistoria, ma è con la conquista romana (16 a.C.) che il borgo assume una certa importanza, grazie alla sua collocazione strategica: per Monno infatti passava la Via Valeriana che, staccandosi dall’arteria principale che percorre tutta la Valle Camonica, conduce al passo del Mortirolo e in Valtellina.

Il paese di Monno, durante il Medioevo, risentì in termini positivi della sua vicinanza al passo del Mortirolo: infatti questo era ancora l’unico valico che permetteva il transito di persone e merci tra la Valle Camonica e la Valtellina.
Monno quindi fungeva da punto d’appoggio per i viandanti e per i mercanti che passavano il confine naturale tra il territorio camuno e quello di Sondrio. Proprio per questo motivo il paese si arricchì e potè godere di una condizione sociale notevole, soprattutto per un borgo situato ai margini di una valle. Ma la fortuna di Monno e dei suoi abitanti subì un tracollo quando, nel ‘600, si iniziò a transitare per il passo dell’Aprica, più agevole e caratterizzato da una pendenza molto minore di quella del Mortirolo. Ecco che Monno fu tagliato fuori dai principali traffici commerciali e fu relegato alla condizione di piccolo borgo montano periferico.

Anche a Monno, con in molti paesi della Valle, si insediarono, per volere dell’imperatore Federico Barbarossa, i conti Federici, che vi fecero edificare una rocca difensiva. (Per informazioni più dettagliate riguardo ai Federici vedi la parte dedicata a Vezza d’Oglio)

Una cursiosa testimonianza legata gli abitanti del paese ci è stata fornita da una redazione del rettore veneto in Valle, il quale afferma che i monnesi, al suo tempo, erano conosciuti in tutta la valle per andare a Roma a svolgere la professione di acquaioli e per questo, tra tutti i camuni, erano coloro che sapevano parlare meglio.

Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, nella zona del passo del Mortirolo ebbero luogo due feroci battaglie tra delle formazioni partigiane e le truppe nazi-fasciste: i partigiani ebbero la meglio, costringendo i repubblichini e i tedeschi alla ritirata in fondovalle, impedendo così loro di scappare attraverso il Mortirolo, prima in Valtellina e poi in Svizzera.

 

Consigli gastronomici

Per provare un’ottima cucina tipica (anche con alcuni piatti della tradizione valtellinese), a un prezzo competitivo, consiglio l’“Agriturismo Malga Mortirolo”, situato poco prima del passo. La pasta è tirata a mano ogni mattina e le porzioni sono più che abbondanti!

 

INCUDINE (Incüzen)

La prima fonte relativa al paese di Incudine risale al 1032 ed è costituita da un documento del duca Olderico di Valle Camonica e Vescovo di Brescia.

Nel 1456, quando Incudine era sotto la dominazione veneziana, vennero costruite delle fortificazioni per difendere il borgo e la strada in fondo valle, molto vicini al Passo del Mortirolo e difficilmente difendibili da un’eventuale calata nemica dalla vicina Valtellina.

Anche a Incudine arrivò la peste nel ‘600, quella cantata da Manzoni, che causò un gran numero di vittime, ammontanti a circa la metà degli abitanti del paese.
Ma l’epidemia di peste non fu l’unico flagello che colpì Incudine e l’Alta Valle: in epoca napoleonica e, più tardi, austriaca, i soldati delle rispettive nazioni occupanti compirono numerosi saccheggi ai danni della popolazione locale, arrivando anche a uccidere degli abitanti.
Inoltre, nel 1809 si verificò un tragico episodio che vide scontrarsi le truppe francesi e un importante manipolo di insorti tirolesi, alla fine del quale questi ultimi furono cacciati indietro. Durante gli sontri persero la vita molti incudinesi poichè i combattenti di entrambi i fronti si diedero a saccheggi e razzie.

Nei primi due anni della Prima Guerra Mondiale, a Incudine fu istituito un comando alpino.

Come in tutti i paesi camuni (e non solo), anche a Incudine ci sono gli scotöm (o scütüm), ossia dei soprannomi dati agli abitanti del borgo. Quello degli incudenesi è “Pursèi” perchè il paese costituiva un importante centro per la compra vendita dei maiali. Una variante di questo soprannome è “Strügéi”, che sta a indicare proprio l’animo inaffidabile e truffaldino dei venditori.

 

VEZZA D’OGLIO (Èza)

Vezza d’Oglio è il secondo comune dell’Alta Valle Camonica, dopo Ponte di Legno, per popolazione ed estensione.
Al territorio comunale appartengono due valli alpine, ossia la Val Grande e la Val Paghera, percorse dagli omonimi torrenti che confluiscono nell’Oglio, una volta raggiunto il paese.

Una delle più antiche testimonianze storiche legate a Vezza d’Oglio è sicuramente costituita dalla cava di marmo bianco del Borom, situata a monte della frazione di Tù, a circa 1550 metri di quota. Il pregiato marmo di questa cava è stato usato per la prima volta dai romani, che lo portarono a Cividate Camuno (Civitas Cammunorum), cittadina fondata proprio dai romani, dove ancora oggi sono presenti dei resti dell’epoca. Il marmo, in epoca romana, era usato prevalentemente per statue e monumenti. Successivamente, nel Medioevo, questo marmo è stato anche usato sui portali delle residenze signorili della valle e, in alcuni paesi camuni, sono ancora presenti iscrizioni, incise su lastre di marmo di Vezza.
La cava del Borom è stata utilizzata fino agli anni ’50 del secolo scorso ed è tuttora raggiungibile a piedi da Tù o da Vezza. Oggi restano solo dei carrelli per il trasporto del marmo e i binari su cui essi correvano.
Ogni anno a luglio, a Vezza, viene organizzato il “Simposio del marmo bianco del Borom”, durante il quale molti artisti provenienti da tutta Europa si cimentano nella scultura di blocchi di marmo.

Non si può parlare di marmo o portali di palazzi signorili senza accennare ai nobili che ne fecero uso.
La famiglia nobiliare maggiormente legata a Vezza d’Oglio furono i conti ghibellini Federici, della cui potenza sono ancora oggi rintracciabili dei segnali: il palazzo Federici, poco sopra la piazza principale del paese, è una casatorre alta circa 15 metri appartenuta, tra gli altri, a Bartolomeo Federici, che nel 1496 vi ospitò l’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I d’Asburgo, durante la sua discesa in Italia. Si narra che in tale occasione Bartolomeo spese una quantità talmente ingente di denaro, per non sfigurare agli occhi dell’imperatore, che fu costretto ad aumentare le decime di tutte le sue terre.
Inoltre, su alcuni portali a Vezza e in altri paesi della Valle, è presente lo stemma della nobile famiglia.
Oltre a Bartolomeo Federici, un altri importante esponente di questa casata fu Giovanni, che nel 1410 (o 1411) ricevette dal duca di Milano Gianmaria Visconti la contea di Edolo e Dalegno. Per questa ragione si spostò a Vezza, dove fece edificare la casa torre e un imponente palazzo a sud di essa, protetti da una cinta muraria. Oggi è rimasta solo la torre, all’interno della quale è ospitato il Museo Civico Garibaldino.

Il museo civico è dedicato alla Battaglia di Vezza d’Oglio, avvenuta il 4 luglio del 1866, durante la Terza Guerra di Indipendenza. Proprio in ricordo di questa battaglia è dedicata la piazza principale del paese.
Nel mese di luglio le truppe austriache stavano scendendo nell’ex territorio del Regno Lombardo-Veneto, ossia in Lombardia, perso alla fine della Seconda Guerra di Indipendenza. Passarono il Tonale dal Trentino, e scesero fino a Vezza, dove ad aspettarli c’erano un reggimento e un battaglione di volontari, un battaglione di bersaglieri e un plotone di finanzieri. Durante lo scontro i soldati italiani non riuscirono a respingere gli invasori austriaci e, anzi, furono costretti a ritirarsi verso Edolo. Terminata la battaglia, gli austriaci fecero ritorno alle loro postazioni in Tonale. Questo ripiegamento fa capire che gli austriaci non avevano intenzione di conquistare i paesi dell’Alta e Media Valle: dopo la battaglia di Vezza d’Oglio essi si limitarono a compiere razzie, arrivando fino a Edolo.
Tra i comandanti delle unità italiane è ricordato in modo particolare il Maggiore dei bersaglieri Nicostrato Castellini (1829-1866), che perì eroicamente durante la battaglia, colpito mortalmente al torace. Al maggiore Castellini è dedicata una via di Vezza.
Ogni anno, il 4 di luglio, si tiene una cerimonia commemorativa della battaglia.
In piazza 4 luglio si trova un monumento ai caduti vezzesi di tutte le guerre, a partire dalle guerre di indipendenza.

Dal 1915 al 1918, durante la Prima Guerra Mondiale (chiamata Guerra Bianca in Adamello, nei territori camuni), Vezza d’Oglio ospitò il comando militare dell’esercito per il fronte dell’Adamello. Per collegare il paese alla ferrovia che terminava (e termina tutt’ora) a Edolo, venne disposta la costruzione di una monorotaia. In questo modo venivano agevolati i collegamenti per il trasporto delle merci e delle munizioni.

Durante il secondo periodo della Seconda Guerra Mondiale, a Vezza arrivarono molti sfollati da Milano. Il paese stava per essere raso al suolo dai militari dell’esercito tedesco in segno di rappresaglia, ma fu salvato grazie all’intervento di un cittadino che conosceva il tedesco.

 

Consigli gastronomici

Per provare una pizza davvero speciale, quella con i finferli, vi consiglio la Trattoria “Le Fontanacce”, una delle poche a preparare questa ottima pizza, tipica del nostro territorio montano!
Sempre alle Fontanacce potrete provare gustosi piatti tipici, in un’atmosfera cordiale e familiare!

Per provare un’ottima cucina tipica della Valle Camonica vi consiglio il ristorante “Al Ponte”. Qui i casonsei sono preparati a mano ogni giorno!
L’atmosfera è conviviale e familiare!

 

VIONE (Viù)

I primi dati relativi a Vione parlano di un castelliere intorno al quale è nato il borgo.
Il castello di Vione rimase l’ultimo baluardo del paganesimo in Valle Camonica, raggiungendo il suo massimo splendore nel XIII secolo. Proprio a causa della fede nelle divinità pagane, Vione subì molteplici attacchi e incendi ad opera dei cattolici: il borgo fu più volte distrutto e ricostruito.
Le ultime notizie relative al castello risalgono al 1400, ma non sappiamo con certezza quando la rocca venne smantellata definitivamente.
Sui monti sopra Vione fu edificato un complesso difensivo composto da sei torri, usato dagli abitanti durante il Medioevo come rifugio dagli attacchi contro il loro paese. Le leggende narrano che il luogo, chiamato “Tor dè Pagà”, servisse ai vionesi per scappare dalle persecuzioni di Carlo Magno, che voleva cristianizzare la valle.
Lo stemma del comune di Vione è costituito da un castello che ci rimanda alla storia medievale del borgo.

Una delle tante liti, riguardi i confini, tra abitanti di paesi circonvicini si ebbe nel 1338 tra i vionesi e i vezzesi. Questi ultimi, successivamente a dei combattimenti, incendiarono Vione. Solo dopo questo episodio fu siglata una pace che stabiliva i nuovi confini.

Un aspetto che nei tempi passati ha caratterizzato Vione è certamente l’istruzione che, fin dal 1460, veniva impartita in una scuola locale. Si insegnavano la grammatica e alcune scienze elementari. Per questo gli abitanti del paese erano soprannominati “i dutùr”.

A Vione è presente il museo etnografico ” ‘L Zuf“, fondato da Dino Marino Tognali, storico e poeta dialettale, scomparso nel 2014.

 

TEMÙ (Temö)

La frazione Villa Dalegno, in tempi antichi si chiamava Daligno e prendeva il proprio nome da “Dalania“, con cui veniva identificata l’Alta Valle, da Temù in poi. Proprio Villa Dalegno, un tempo aveva maggiore importanza di Temù, strettamente vincolata al paese vicino e più ricco di Ponte di Legno.

Nel 1410, il duca di Milano Giovanni Maria Visconti, durante una delle guerre contro Venezia, affidò l’Alta Valle Camonica ai Federici, costituendo di fatto una regione franca, paragonabile a una contea. In particolare fu Giovanni Federici (già trattato nel paragrafo relativo a Vezza d’Oglio) ad esere infeudato dei feudi di Edolo, Mu e Dalegno.
Le truppe milanesi furono cacciate dai veneziani, ma nonostante il legame tra Milano e i Federici, questi ultimi rimasero in Valle, assumendo incarichi di sempre maggior rilievo, anche sotto il dominio della Serenissima.

A Temù, dal 1974, si trova il Museo della Guerra Bianca in Adamello, fondato dalla guida alpina temunese Sperandio Zani (alla cui memoria è dedicato il bivacco Spera, in Val Salimmo).
Nel 2011 il museo ha cambiato sede, spostandosi nel pieno centro del paese, in una struttura più moderna.
Il suo presidente è il temunese Walter Belotti, dal 2006.

 

Consigli gastronomici

Per una buona pizza in un ambiente tipico vi consiglio la pizzeria “La Vecchia Lanterna”, sulla via Nazionale, a Temù.
Oltre alla pizza si possono ordinare piatti tipici della tradizione montana.

Per una cena in un ambiente discreto e cordiale potete provare il ristorante “Krò”, a Pontagna di Temù.
Ogni portata è realizzata con cura e il servizio molto attento!

 

PONTE DI LEGNO (Put de Lègn)

Ponte di Legno è il comune più settentrionale, più alto, nonchè il più esteso, di tutta la Valle Camonica. Inoltre è il più popoloso dell’Alta Valle.
Il comune ha 4 frazioni, che sono Poia (inglobata nell’abitato), Zoanno, Precasaglio e Pezzo (il paese bresciano alla più alta quota sempre abitato).
È in centro al paese che nasce il fiume Oglio, il 5° d’Italia per lunghezza, dall’incontro dei torrenti alpini Narcanello e Frigidolfo.
Vista la sua estensione, Ponte di Legno può vantare 3 valli: la Valle delle Messi, verso il Gavia, la Val di Viso e la Val Sozzine, che circa a metà prende il nome di Val Narcanello, in fondo alla quale è presente il ghiacciao del Pisgana.

Ponte è conosciuto da tutti grazie alla sua grande vocazione turistica, iniziata nel secondo dopoguerra e sviluppatasi negli anni ’70.

Per quanto riguarda la storia del paese, il primo insediamento umano è documentato a Villa Dalegno (anticamente Villa d’Allegno), caratteristico borgo che ora fa parte del comune di Temù.
Successivamente i romani sfruttarono la posizione strategica di Ponte di Legno per costruirvi un accampamento, divenuto in seguito un borgo. Dal paese si potevano controllare facilmente i passi del Tonale e del Gavia, quindi le vallate trentine e d’oltralpe.

Con l’ascesa dei Federici, nel 1411, Giovanni Federici venne insignito della carica di Conte di Edolo e Dalegno (antico nome che indicava il territorio di Ponte di Legno).
Dal 1454 al 1797, come tutta la valle, anche Ponte passò alla Repubblica di Venezia, da cui prese il Leone Marciano come simbolo, mantenuto tutt’ora.
A cavallo tra il Medioevo e l’Età moderna, il paese fu protagonista, ripetutamente, di terribili episodi legati alla caccia alle strghe: decine di donne venivano accusate di compiere riti di magia nera e di ritrovarsi sui monti del Tonale. Per questo la maggioranza di loro veniva arsa viva in roghi allestiti sul posto, o altrove. Col finire del ‘500 Venezia riuscì a porre fine a queste barbarie.

Durante l’Età moderna a Ponte vivevano circa 1000 abitanti, la cui economia si basava essenzaialmente sull’agricoltura e sull’allevmento: il bestiame era costituito prevalentemente da pecore e bovini.
Una piccola percentuale della popolazione svolgeva la professione di artigiano.

Dal 1861 al 1918 il paese fu terra di confine con l’impero asburgico e risentì notevolmente della guerra: ad esmepio il 27 settembre 1917, a causa di una vendetta da parte degli austriaci, Ponte di Legno fu distrutta a cannonate, per poi essere ricostruita negli anni ’20.